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Bosaro
Nel cuore del Polesine, dalla cosiddetta Fossa di Polesella, ora interrata, attraverso la quale un braccio minore del Po correva a confluire nel Canal Bianco, alla punta terminale costituita dalle sparse case di Borgo San Pietro, si estende, o meglio si comprime, il comune di Bosaro. La sua configurazione territoriale è piuttosto originale perché Bosaro è stretta tra l'argine destro del Canal Bianco a nord, e quello di sinistra del Collettore Padano a sud; in località Chiaviche Ronchegalli vengono pressoché a contatto per poi divergere, cosicché il territorio di Bosaro finisce incuneato tra Rovigo e Pontecchio Polesine. I seicentodue ettari di superficie non fanno di Bosaro un comune ricco di terra, come invece lo è di acqua e come, anticamente, lo fu di boschi. Per le sue estese zone boschive, a testimonianza delle quali rimangono le denominazioni delle località di Bosco del Mezzo e di Bosco del Monaco, quel territorio, secondo alcuni studiosi, probabilmente si chiamò Boscaro, da cui Bosaro. Altri studiosi pensano ad una derivazione dal tedesco (Buchs cioè bosco, selva), ipotesi avanzata anche per la denominazione di Buso, località posta a pochi chilometri di distanza. Meno improbabile la derivazione di Bosaro da "busa" (buca), proprio per la posizione del comune, sottostante ai forti argini del Canal Bianco. Bosaro non ha una ricca storia: pressoché perennemente acquitrinosa per le ricorrenti inondazioni del Po, non offriva ai suoi poveri valligiani che i prodotti della pesca ed il legname per il loro abituri. Il primo nucleo in muratura è dovuto alla famiglia Turolla che verso la fine del '400 si addossò anche l'onere di costruire una chiesa, staccando così Bosaro dalla pieve di Arquà, che venne eretta a parrocchia nel 1497. Gli abitanti erano allora circa 400. Storicamente Bosaro seguì le vicende di Polesella: estense prima, fu veneta dal primo '500 fino al Trattato di Campoformio (1797). Un certo miglioramento economico si ebbe all'inizio del XX secolo, quando nel 1901 entrò in funzione il collettore Padano-Polesano che risolse, anche se non del tutto, i problemi tra il Canal Bianco e il Po. Il 14 novembre 1951, il Po ruppe gli argini ad Occhiobello e tutto il Bosarese venne coperto da oltre due metri di acqua. La ricostruzione fu celere anche se difficile, grazie al concorso dei bolognesi che, attraverso il "Giornale dell'Emilia", raccolsero una certa somma da destinare ad un comune del Polesine e Bosaro vide così rinascere tra il vecchio centro e la strada statale n. 16 il borgo di Madonna di S. Luca, costituito dal Palazzo municipale e da una decina di case, per famiglie senzatetto, disposte simmetricamente attorno a quella che divenne la piazza centrale. Molti bosaresi però, come tanti altri polesani, presero ugualmente la via dell'emigrazione definitiva verso la Lombardia e il Piemonte. Fu così che la popolazione dalle 2250 unità si ridusse quasi alla metà. Dal punto di vista architettonico, Bosaro ha di notevole la Parrocchiale di S. Sebastiano Martire, patrono del paese.
Seminascosta dagli argini del Canal Bianco, Bosaro ha dato i natali a Maria Bolognesi il 21 ottobre 1924, che fu battezzata nella locale Chiesa di San Sebastiano. Maria Bolognesi, dopo una vita dedicata agli altri, soprattutto i più poveri, ci ha lasciato il 30 gennaio 1980. Il 22 ottobre 1992 è stato avviato il processo di canonizzazione tramite il Vescovo di Adria S.E. Mons. Martino Gomiero.
La prima fase del processo, quella diocesana, si è conclusa positivamente l'8 luglio 2000; tutti i documenti furono portati a Roma, il successivo 11 luglio, presso la Congregazione per le Cause dei Santi. La causa sta procedendo secondo le norme seguite da tutti i processi canonici di beatificazione.
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